COS’E’ CAMBIATO AI TEMPI DEL COVID?

Secondo l’ultimo report dell’ISTAT del 9 Dicembre 2020, nell’anno scolastico 2019-2020 aumenta il numero di alunni con disabilità (+13 mila, il 3,5% degli iscritti), aumenta anche il numero di insegnanti di sostegno, tuttavia il 37% di questi non possiede una formazione specifica ed adeguata per supportare lo sviluppo del ragazzo.

Il Covid-19, certamente non ha contribuito positivamente, la didattica a distanza (DAD) ha infatti prodotto un aumento del gap della partecipazione degli alunni con disabilità, il 23% di esssi infatti non ha partecipato alla DAD tra il mese di aprile e giugno.

L’inclusione sociale perciò è stata messa a dura prova dalla pandemia, sia dal punto di vista formativo, ma soprattutto dal punto di vista relazionale, la presenza in aula, le relazioni tra compagni, la presenza di figure di riferimenti all’interno del contesto scolastico, rimangono le uniche modalità per garantire un’adeguata inclusione!

La DAD è un’ostacolo alla partecipazione degli alunni con disabilità per una serie di motivi: la mancanza di collaborazione dei familiari (20%), il disagio socio-economico delle famiglie (17%), la presenza di una patologia grave (27%), la difficoltà di adattare il Piano educativo per l’Inclusione alla DAD (6%), senza dimenticare la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (6%) e di ausili didattiti specifici (3%).

Il mezzogiorno d’Italia purtroppo continua ad avere un numero ridotto di assistenti all’autonomia e alla comunicazione che affianchino gli assistenti di sostegno, se a livello nazionale il rapporto aluno/assistente è pari a 4,6; nel Sud Italia si raggiungono cifre elevatissime di 14,1 in Campania; 5,6 in Calabria e Puglia.

Proprio per tale ragione la presenza di figure educative professionali e di centri specializzati nella realizzazione di percorsi verso autonomia ed inclusione degli alunni con disabilità sono di fondamentale importanza e spesso l’unica via percorribile per numerose famiglie!

Per maggiori info: https://www.istat.it/it/files//2020/12/Report-alunni-con-disabilit%C3%A0.pdf

Giorno 01/09/2020 riprenderanno le attività del centro socioeducativo sito in via Cusano, Locri.

Ti aspettiamo dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 18.00 per rispondere alle tue necessità con i nostri servizi:

  • Doposcuola specializzato in piccoli gruppi per scuola primaria e secondaria;
  • Recupero individualizzato: inglese, tedesco, francese, matematica e materie umanistiche;
  • Attività  educativa inclusiva per minori disabili e BES;
  • Rieducazione motoria e cognitiva.

Per info contattaci al 3456265024…affrettati i posti sono limitati!!!

In continua formazione per garantire sempre più professionalità e servizi…

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La Comunicazione

Martina De Leo – 08/04/2020

ABILITA’ COMUNICATIVE NEL BAMBINO

Comunicare significa saper usare sia il linguaggio verbale sia non verbale, in modo da riuscire efficacemente a comprendere e trasmettere messaggi. La capacità di comunicare è un percorso che prende avvio in forma gestuale e pre-gestuale sin dai primi mesi di vita quando il linguaggio è ancora assente o comincia appena a manifestarsi.

È proprio di questo aspetto ci occupiamo oggi, l’acquisizione del linguaggio, una parte fondamentale dello sviluppo del bambino.

Quando l’acquisizione del linguaggio procede nella norma, il bambino riesce a comunicare efficacemente ancor prima di acquisire il linguaggio verbale. Il bambino è in grado di porre domande attraverso l’utilizzo di tutte le sue risorse non verbali avendo acquisito, nel primo anno di vita, una serie di competenze nella gestione e nella regolazione emotiva, avendo maturato la capacità di attirare l’attenzione dell’adulto e dirigerla.

Lo sviluppo dell’udito e della vista, l’acquisizione della comprensione simbolica, delle abilità cognitive e sociali, contribuiscono all’apprendimento del linguaggio.

Come prima cosa per comunicare il neonato utilizza il pianto, la madre dovrebbe essere in grado di recepire la valenza comunicativa di tale manifestazione per poter soddisfare i bisogni del piccolo. Inizialmente, la decodifica del pianto, è una manifestazione molto complessa da decifrare, dovendo la madre di volta in volta comprendere se il neonato ha fame, sonno o si è bagnato. Il bambino fino a poco tempo prima era immerso nella sonorità del liquido amniotico, adesso deve fare i conti con rumori diversi provenienti da persone diverse che provengono dall’ambiente esterno. Ormai è appurato che la sua attenzione, nei primi mesi di vita, è rivolta al volto della madre, mentre intorno al quinto mese viene rivolta agli oggetti, soltanto al nono mese il bambino è in grado di direzionare l’attenzione materna sull’oggetto. Lo sguardo e il gesto di indicare con il dito sono modalità di comunicazione dell’adulto che il neonato fa proprie e gli consentono di apprendere il legame tra oggetto e concetto.

Proprio l’assenza di attenzione condivisa è uno dei primi campanelli di allarme che si associano alla sindrome dello spettro autistico.

Bisogna attendere almeno tre anni di vita affinché il bambino padroneggi codici comunicativi sufficienti per poter farsi capire.

Un sistema di comunicazione, per essere definito << linguaggio >>, deve possedere delle caratteristiche di base: semanticità, dislocazione, produttività.

Pertanto deve esserci la possibilità di riprodurre simbolicamente tutto quello che fa riferimento a oggetti, emozioni e azioni (semanticità), deve essere possibile tenere in considerazione alcuni parametri temporali, cioè passato, presente e futuro (dislocazione). Per tali motivi un linguaggio può essere definito tale solo quando è produttivo e quindi consente la creazione di una serie infinita di messaggi, emessi attraverso la formazione di frasi.

SVILUPPO DELLE ABILITA’ COMUNICATIVE

  • PRIME SETTIMANE: pianto e vocalizzi, suoni di natura vegetativa, come ruttini o sbadigli.
  • 2-6 MESI: comparsa delle vocalizzazioni non di pianto, che si inseriscono nelle cd. Proto conversazioni, cioè turni comunicativi tra adulto e bambino.
  • 5-6 MESI: suoni consonantici.
  • 6-7 MESI: sequenze consonante-vocale, ripetute più volte (cd. Lallazione canonica). Gli studi hanno dimostrato che << l’inizio ritardato della lallazione canonica è un indice predittivo di aprassia, disartria, disordini fonologici, e, in generale, disordini del linguaggio>>[1].
  • 9-13 MESI: a dieci mesi compare la cd lallazione variata, fatta da combinazioni di vocali e consonanti (pa…pa) complesse simili a proto parole. Appaiono i primi vocalizzi intenzionali. Il bambino comprende il linguaggio dell’adulto se legato a particolari situazioni e comprende parole semplici come <<questo non si fa>> o <<batti le manine>>. In questa fase la capacità di comprensione è di circa 60 parole. Compare anche la capacità di afre dei gesti come indicare, mostrare e dare, che spesso sono accompagnati da vocalizzi.
  • VERSO I 13 MESI: compaiono i gesti referenziali, che esprimono una precisa intenzione comunicativa e il loro significato non cambia nel momento in cui si cambia contesto, come ad esempio aprire e chiudere la mano per salutare. In questa fase compaiono i giochi di scambio fra adulto e bambino e si acquisisce consapevolezza dei nomi dei familiari.
  • 16 MESI: aumento esponenziale del vocabolario e riduzione dei gesti referenziali. Il bambino distingue due sistemi di comunicazione.
  • 17-24 MESI: esplosione del vocabolario. Il bambino apprende cinque o più parole per settimana. Mentre nel periodo precedente ne ha acquisite circa 50, adesso arriva ad acquisirne molte di più, fino a 600 alla fine del periodo. Il bambino comprende che ogni cosa ha un nome e che vi è un nome corrispettivo per ogni cosa.
  • 24 MESI: aumenta in modo esponenziale la comprensione. Il bambino è in grado di comprendere più di 400 parole; inoltre è capace di decontestualizzare il linguaggio dal dato percettivo. Egli comprende di che cosa si parla anche se non è presente nel suo campo percettivo in quel momento.
  • 24 MESI – 36 MESI: maturazione del piano morfologico, lessicale e sintattico.

[1] L. CAMAIONI, P. DI BLASIO, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino 2002, p. 135.

Martina De Leo, Gio. 02/04/2020

Oggi è la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo

Cerchiamo di capire cos’è l’Autismo

Le linee guida per l’autismo emanate dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, definiscono l’autismo come << una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle concernenti l’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri>>.

I manuali DSM IV e ICD-10 collocano tale sindrome tra i disturbi generalizzati dello sviluppo. Secondo la comunità scientifica internazionale, si tratta di un disturbo della funzione cerebrale: le persone autistiche manifestano una marcata compromissione dell’integrazione sociale e della comunicazione. I sintomi variano molto da persona a persona, pur potendosi riscontrare tratti comuni. Le persone affette da autismo tendono alla chiusura sociale e all’isolamento, mostrano indifferenza o, al contrario, ipereccitabilità agli stimoli. Gli autistici spesso evitano di stabilire un contatto visivo diretto, mostrando un’apparente mancanza d’interesse per la reciprocità delle relazioni sociali. Possono adottare posture e sequenze tipicamente stereotipate, come torcersi le mani dondolare, compiere movimenti continui del capo e ripeterle in modo ossessivo. Qualora sia in grado di utilizzare il linguaggio si esprimono spesso in maniera bizzarra, ripetendo parole o suoni prima sentiti in modo compulsivo. Possono esplodere in crisi di pianto o riso, diventare autolesionisti o aggressivi verso le persone o gli oggetti. Sviluppano un senso eccessivo dell’ordine dei loro oggetti e spesso manifestano interesse per i giochi che hanno forma rotonda e possono roteare.

Non si può escludere che l’autismo possa presentarsi in concomitanza con altre sindromi ma può succedere che si associ ad aspetti sorprendenti, alcune persone autistiche, infatti, possiedono un’eccezionale memoria audio-visiva e capacità straordinarie nel calcolo e nella pittura.

Quali sono i segnali d’allarme?

Oggi l’autismo si manifesta in un bambino su 150, con una probabilità più alta nei maschi. Poter fare una diagnosi precoce, entro i due anni di età è necessario per portare avanti un trattamento individualizzato che abbia come scopo il raggiungimento di buoni risultati.

Dobbiamo prestare attenzione ad alcuni campanelli di allarme:

  • Totale mancanza di parole entro i sedici mesi;
  • Assenza di sillabe ripetute entro il primo anno di vita;
  • Mancanza completa di gestualità entro i primi dodici mesi;
  • Nessuna frase composta da almeno due parole entro i primi due anni del bambino;

Non è molto facile riscontrare subito la presenza della sindrome dello spettro autistico perché spesso si pensa a un ritardo mentale. Inoltre i soggetti autistici sono spesso iperattivi e hanno difficoltà a mantenere l’attenzione, sono incapaci di valutare i rischi cui possono andare incontro. Grazie ai progressi fatti dalla ricerca scientifica, si è riscontrato che attraverso interventi biomedici e terapie comportamentali tempestive i bambini possono esprimere tutto il loro potenziale e portare avanti enormi progressi. Come molto spesso accade, non esiste un singolo trattamento possibile, ma un buon intervento è dato da una se[1]rie di azioni che agiscono insieme da più fronti, quali la famiglia, la scuola e il terapeuta. Tutte le terapie sia educativo comportamentale sia mediche hanno come unico scopo la qualità della vita della persona disabile e della sua famiglia, si programmano, infatti, attività svolte a ridurre lo stress e l’ansia e attività riabilitative per migliorare l’autonomia personale. L’intervento deve essere globale e investire <<sia lo sviluppo percettivo-motorio che quello emotivo-affettivo per avviare alla strutturazione di capacità relazionali e di modalità analitico-deduttive come presupposto di una cognitività non più istintiva e prelogica (centrata sul senso) ma razionale e simbolica (basata sul significato)>> .1

Parliamo d’integrazione scolastica del bambino autistico.

L’inclusione scolastica, se correttamente interpretata e praticata, può rappresentare un reale passo in avanti nella costruzione di una scuola delle differenze. Si tratta di costruire una programmazione congiunta delle attività didattiche, che devono basarsi sulle conoscenze disponibili dei vari modelli d’intervento. L’insegnante di sostegno gioca un ruolo fondamentale per gestire un’adeguata organizzazione dei tempi e degli ambienti di lavoro, come delmateriale senza tralasciare il coinvolgimento attivo dei compagni di classe. Nel bambino autistico i deficit a livello sociale sono particolarmente rilevanti in particolare nel gioco simbolico e a livello sociale. Studi confermano che i bambini con il disturbo autistico sviluppano gli schemi senso-motori adeguati, mostrando buona padronanza riguardo all’uso degli oggetti, ma riscontrano difficoltà a usare tali oggetti per rappresentarne degli altri. Le strategie d’intervento educativo per il bambino autistico non possono prescindere da un approccio personalizzato che faccia convergere le indicazioni provenienti da più agenzie sociali, principalmente la famiglia per la promozione di una reale integrazione.

Fondamentale è strutturare la classe in modo che il bambino sia agevolato a comprendere, insegnare ai compagni ad approcciarsi all’autismo rende la didattica più semplice e l’ambiente più predisposto a raggiungere risultati efficaci.

Gli interventi saranno direttamente finalizzati a incidere positivamente sulla triade sintomatologica[2]:

  • Potenziando e affinando le competenze comunicative dell’alunno anche attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione accrescitiva o sostitutiva del linguaggio;
  • Insegnando gradualmente (senza pericolose forzature gruppali) le abilità sociali che permettono al bambino l’acquisizione di un’efficace interazione con gli altri;
  • Migliorando le abilità di rappresentazione della realtà (non solo concreta) e ampliando la gamma d’interessi.

Nella scuola primaria è molto utile lavorare servendosi di immagini per stimolare il linguaggio e accrescere il lessico del bambino. Di seguito riportiamo delle indicazioni metodologiche e strategiche da seguire durante il percorso della scuola secondaria di primo grado[3]:

  • Utilizzare scarne informazioni verbali perché difficilmente comprensibili;
  • Visualizzare sempre l’informazione e comunicare con strategie visive;
  • Dare il tempo per la rielaborazione dell’informazione e attendere la risposta;
  • Osservare in modo partecipato ogni tentativo di comunicazione, decifrando le stereotipie in messaggi comprensibili;
  • Strutturare l’ambiente di lavoro;
  • Proporre una scansione graduata di lavoro per difficoltà;
  • Non proporre attività che possano creare confusione;
  • Proporre attività che prendano in considerazione difficoltà motorie e cognitive;
  • Prestare attenzione ai comportamenti problematici;
  • Ricercare strategie per favorire l’incontro con i coetanei;
  • Diversificare la gratificazione, come rinforzo significativo;
  • Programmare la transizione e preparare l’alunno ai cambiamenti;

Uno dei programmi abilitativi e pedagogici più collaudati è il TEACCH (Traitment and education of autistic and communication handicapped children), ideato da Eric Schopler e rivolto a soggetti con disabilità complesse che copre l’intera gamma dei bisogni evolutivi del soggetto, nelle varie aree di sviluppo, attraverso unità didattiche che perseguono micro-obiettivi. Il programma prevede la partecipazione dei genitori e in generale le figure educative con cui il bambino entra in contatto, tale approccio è finalizzato a fare acquisire al paziente, in maniera graduale abilità appartetenti a diversi domini: imitazione, percezione, abilità grosso- motorie, abilità fini-motorie, integrazione oculo-manuale, prestazioni cognitive, prestazioni cognitivo-verbali, igiene personale, abilità sociali, abilità comportamentali. Il TEACCH non è uno strumento rigido ma flessibile: esso non impone un percorso da applicare a tutti i pazienti autistici ma,  modi e strumenti per individuare priorità, obiettivi e stili di apprendimento di ogni singolo paziente.


[1]
  Luconi R. Network di studio dell’Autismo e delle psicosi infantili.

[2]
 Farci G., Integrazione ed educazione a scuola di alunni con disturbi dello spettro autistico, 2’ circolo didattico Quartu 

Sant’Elena, Rivista Autismo e disturbi dello sviluppo vol. 6, n.1/2008.

[3]
 Centro D.A.R.I. Autismo: l’intervento a scuola, Incontri sull’integrazione scolastica di alunni autistici, Padova 12/03/07.

Policheni Ilenia, Mer. 18/03/2020

Passare  del tempo con i propri figli giocando o svolgendo altre attività è estremamente importante, sia  per il loro benessere emotivo sia per il loro sviluppo psicosociale.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Marriage and Family, la qualità del tempo trascorso con i propri figli conta più della quantità, almeno dopo i primi tre anni di vita.

Sospiro di sollievo per tutte quelle mamme e quei papà che, per svariate ragioni, sono costretti a star lontano dai propri pargoli per diverse ore al giorno o addirittura per settimane. A questo punto i sensi di colpa devono lasciare spazio alla fantasia

Non è sempre facile catturare l’attenzione dei nostri “giudici” più severi, soprattutto quando si ha più di un figlio, con età ed esigenze diverse.

In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui tutti abbiamo l’obbligo morale, oltre che civile, di restare a casa per evitare il contagio da Coronavirus, diventa impellente la ricerca di soluzioni educative  per trascorrere al meglio questi giorni in cui scuole e centri socio-educativi sono chiusi.

Cosa abbiamo pensato per voi…

L’APS FIORI GIOIOSI, con occhio  sempre vigile alle necessità altrui, viene in aiuto a tutti i genitori proponendo una serie di attività ludiche, ricreative, ma soprattutto educative da svolgere in modo semplice e divertente a casa.

Qualche consiglio…

  • Innanzitutto bisognerebbe cercare di mantenere i ritmi quotidiani… Sappiamo bene che ciò appare complicato e qualche volta impossibile, anche perché la nostra mente attiva molto velocemente la modalità “vacanza”, ma stravolgere completamente gli orari quando le scuole sono chiuse, significa stressarsi in modo quasi disumano al ritorno alla routine.
  • Organizzare bene il tempo. Al mattino, magari mentre si consuma una buona colazione (indispensabile per affrontare bene la giornata!) si propongono con grande entusiasmo sempre nuovi lavoretti.Ricordarsi di non svelare il tutto, lasciando spazio all’elemento sorpresa: sarà l’attività  più divertente del giorno che il vostro bambino aspetterà come se avesse un regalo da scartare.
  • Ci sono da fare le faccende domestiche? O dei lavoretti artigianali con papà? Bene!  Ognuno avrà il suo compito! Coinvolgere anche i bambini più piccoli in questo genere di mansioni li aiuta a crescere responsabili e rispettosi dell’ambiente in cui si sentono parte attiva.
  • Cucinare che passione! Se avete la passione per i fornelli (ma anche se non ce l’avete) potrete usare questo tempo a casa per sbizzarrirvi a preparare insieme ai più piccoli della famiglia dei deliziosi pranzetti o delle nutrienti merende come una ciambella con arance e yogurt  o dei mini muffins  con mele e cereali.
  • L’arma sempre vincente quando c’è da far passar allegramente il tempo ai bambini è la creatività.  Vi suggeriamo l’utilizzo della pasta di sale per creare degli oggetti utili o dei suppellettili. L’“impastamento” è un’attività che coinvolge l’uso di tutta la mano, quindi ottimo mezzo per lo sviluppo della manualità.Una volta infornate le  creazioni in pasta di sale, i bambini si possono divertire a dipingerle a piacimento. Allo stesso modo si possono decorare, per esempio, dei sassi.
  • Se avete della bigiotteria di cui ormai siete stanchi, potreste smontarla e riutilizzarla creando nuovi gioielli.
  • Chi ha figli in età scolare, naturalmente, deve dare il giusto spazio anche allo studio. Sarebbe opportuno sfruttare il tempo a casa per capire il grado di apprendimento dei vostri figli e, laddove, ci sono delle lacune cercare di colmarle.

In ultimo, ma non per importanza, vi suggeriamo di godere a pieno della vicinanza dei vostri bambini, di respirare a pieni polmoni l’atmosfera accogliente che solo la vostra casa vi può regalare e, alla fine, riuscirete anche voi a trovare dell’oro in questo tempo in cui tutti potremmo essere “untori” della serenità altrui.